Il più grande dei poeti e drammaturghi romeni moderni è senza dubblio Marin Sorescu, che sopportò il lungo periodo di tirannia nel suo paese e dopo la caduta di Ceausescu divenne perfino Ministro della Cultura.
Buon giocatore di scacchi, descrisse in una bellissima poesia la sua battaglia contro il male terribile che gli costò la vita.
La poesia, di cui diamo una traduzione inedita, è accompagnata dalla ballata popolare romena "Ciocarlia", cioè "L'allodola" di cui riproduce il canto sentimentale.

 
 
 
 
SAH

Eu mut o zi alba,
El muta o zi neagra.
Eu inaintez un vis,
El mi-l ia la razboi.
El imi ataca plamanii,
Eu ma gandesc un an la spital,
Fac o combinatie stralucita
Si-i castig o zi neagra.
El muta o nenorocire
Si ma ameninta cu cancerul
(Care merge deocamdata in forma de cruce)
Dar eu ii pun in fata o carte
Si-l silesc sa se retraga.
Ii mai castig cateva piese,
Dar, uite, jumatate din viata mea
E scoasa pe margine.
- O sa-ti dau sah si-ti pierzi optimismul,
Imi spune el.
- Nu-i nimic, glumesc eu,
Fac rocada sentimentelor.
In spatele meu sotia, copiii,
Soarele, luna si ceilalti chibiti
Tremura pentru orice miscare a mea.

Eu imi aprind o tigara
Si continui partida.

Marin Sorescu (1936 - 1997)

SCACCO!

Io muovo un giorno bianco,
Lui risponde con uno nero.
Io avanzo un sogno,
Lui me lo cattura da guerriero.
Mi attacca, Lui, i polmoni,
Io penso un anno intero in ospedale,
Faccio brillanti combinazioni
Ed elimino una giornata scura.
Lui spinge avanti una disgrazia feroce
E mi minaccia con "cancro matto"
(Che per ora avanza in forma di croce)
Ma io gli metto davanti un libro
E lo obbligo alla ritirata.
Gli vinco ancora qualche figura
Ma, guarda, la mia vita passata
E' per metà fuori della scacchiera.
Mi dice Lui : "Caro mio
Ti do scacco e perderai l'ottimismo".
"Mi fai un baffo - scherzo io -
Faccio l'arrocco dei sentimenti.
Alle mie spalle la moglie, i bambini,
Il sole, la luna e gli altri presenti
Tremano ogni volta che faccio una mossa.

Con una sigaretta fra le dita
Io continuo la partita.

(traduzione libera Luciano Morganti)


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