Josif Broz detto TITO

 

Egli appartiene alla sfortunata generazione nata verso la fine dell'800 che ha dovuto partecipare alle due Guerre Mondiali.
Il Maresciallo era un avido scacchista e la mentalità dal gioco (riflessione, audacia, spirito di sacrificio) gli fu di grande aiuto sia per contrastare le truppe dell'Asse (con i noti eccessi, ahimé, dei titini verso le popolazioni italiane), sia per dirimere gli scontri fra le sue proprie etnie nei bollenti territori jugoslavi: suo padre era croato, sua madre slovena e molti seguaci erano serbi.
Tito fu un uomo di grande vitalità. Plurilingue, suonava il piano, amava la caccia e le donne (ebbe tre mogli ed almeno 15 figli naturali).
Seppe tenere in scacco l'armata nazista, Stalin e gli scissionisti dei suoi popoli, con una strategia degna di un campione.

 

 


 

Ci accompagna une delle numerose canzoni e marce dedicate a Josif Broz: "Racunajte na nas" ("Conta su di noi").

Il nostro eroe nacque nel 1892 a Kumrovec in Croazia, settimo di ben 15 figli.
Pacifista, combatté con valore nella prima guerra mondiale, restando ferito.
Divenne comunista nel 1920, mentre 21 anni più tardi assunse il comando dell'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
Nel 1948 ebbe il coraggio di contrastare lo spietato Stalin e nel 1961 fondò il movimento dei Non Allineati insieme a Nehru e Nasser, che tentavano una terza via durante la guerra fredda.
Restò presidente a vita del suo Paese fino alla sua scomparsa nel 1980.

 

Tito amava gli scacchi e non perdeva occasione per giocare... Qui lo vediamo in una foto d'epoca mentre fa una partita con Fiorello La Guardia sindaco di New York, a quei tempi direttore dell'UNRRA (l'Associazione delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione dell'Europa).
Il primo a sinistra è il figlio Zarko, anch'egli scacchista.

 

 

 

Come accennato, Tito era un edonista che amò la vita in tutte le sue manifestazioni e fu fortemente amato dal suo popolo, suscitando simpatie nel mondo per i suoi modi semplici, inusuali in un capo comunista.
Questa seconda foto immortala una sua simpatica espressione davanti alla scacchiera.

 

Un suo aforisma che fece scalpore: "Non siamo noi, i capi di Stato e di Governo, che dobbiamo dire al popolo ciò che deve fare e ciò che è giusto... È il popolo che ha il diritto di dirci ciò che vuole da noi e ciò che ritiene utile per lui e sta a noi governanti di fare il possibile per accontentarlo!" (frase impensabile per gli altri capi ideologici dell'epoca, che si ritenevano depositari della verità).

 


DALL'ALBUM FOTOGRAFICO DEL FOTOGENICO MARESCIALLO
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con l'immancabile pipa   con degli alti prelati cattolici   con Churchill
         
         
   
con la Regina
(Elisabetta, non quella degli scacchi)
  col nostro Sandro Pertini: due partigiani   con Sophia Loren
         
         
   
con il suo cavallo
(ma non quello del nostro gioco....)
  improvvisando al pianoforte   con i figli, pochi giorni
prima della sua scomparsa
         
         
       
    i bambini, avvenire del paese    

 


 

 


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